L'ex uomo prodigio della finanza speculativa è costretto a chiedere soldi in prestito con tassi alla "Greca"
Nel giugno del 2008 Phil Falcone era uno dei top manager speculativi più famosi al mondo. Oggi cerca disperatamente denaro dopo due stagioni disastrose. Senza entrare nei dettagli della debacle della società di investimenti (al suo acme Harbinger Capital gestiva 26 miliardi di dollari mentre oggi fa difficoltà a raggiungere i 5 miliardi di patrimonio gestito) la fuga di capitali passa da due anni di Borsa di certo non facili per i gestori di fondi, la perdita di fiducia del mercato e degli investitori verso alcuni gestori alternativi, le acquisizioni sbagliate e scelte non sempre lucide come quella di investire in LightSquared Inc.
Società attiva nella fornitura di sistemi di trasmissione dati satellitari, avrebbe dovuto rivoluzionare le trasmissioni di 260 milioni di persone attraverso una tecnologia rivoluzionaria. Sfortunatamente dopo la fase di test l’azienda si sta dimostrando un buco nero per i fondi di Falcone visto che la “super-tecnologia” farebbe conflitto con le comunicazioni satellitari di altri sistemi, quali il sistema Gps.
Non poco e abbstanza per far sospendere il progetto fino alla risoluzione dell’anomalia. Uno dei fondi di Falcone, da solo, avrebbe così visto vaporizzarsi in pochi mesi quasi 3 miliardi di dollari invesitit nella società ora in attesa di un responso da parte della Federal Communications Commission (FCC) . Ma la cosa interessante è che secondo indiscrezioni trapelate sui media americani, Phil Falcone avrebbe accettato di sottoscrivere un prestito di 190 milioni di dollari ad un tasso di interesse a due cifre. In dettaglio l’operazione è stata gestita dal gruppo finanziario Jefferies Group, il quale avrebbe prestato ad Harbinger Capital circa 190 milioni di dollari al 15% di interesse.
Questo dopo che la medesima società hedge ha da poco chiuso un prestito di 400 milioni di dollari sottoscritto con la svizzera Ubs ed ad un tasso di “soli” 10 punti percentuali. Operazioni di questo tipo dimostrano ancora una volta la bassa visibilità che persiste tra gli operatori del mercato e soprattutto come i prestatori di denaro non sono più disposti a rischiare soldi se non a tassi che fanno concorrenza alle carte di credito revolving, che certono non vanno per il sottile quando si tratta di interessi sul capitale prestato.
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